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I Soprintendenti

Nel 1891, l' "Ufficio Tecnico Regionale per la Conservazione dei Monumenti" con sede a Bologna, appena istituito, insieme ad altri nove in tutta Italia, dal ministro della Pubblica Istruzione Pasquale Villari, è affidato a Raffaele Faccioli (1836 -1914). L'architetto ha già svolto un ruolo importante nel campo del rinnovamento edilizio della Bologna del secondo Ottocento, con particolare attenzione alle teorie e ad alla pratica del restauro dei monumenti, sulla base del dibattito critico in atto in quegli anni in Europa. Dal 1876 aveva diretto i lavori al complesso di Santo Stefano, procedendo ad abbattimenti ed a ricostruzioni di fantasia in nome della purezza medioevale cara a Viollet-le-Duc.

Faccioli, pur senza avere i mezzi finanziari e neppure le risorse umane, se inizialmente può fare affidamento soltanto sull'ingegnere Giovanni Tosi, sull'architetto Edoardo Collamarini e su due custodi, cura una vasta opera di catalogazione e restauri, ampiamente documentata in alcune pubblicazioni, tra cui due relazioni sui lavori svolti dal 1892 al 1901.

L'arrivo, nel 1894, dell'architetto Luigi Corsini e, due anni dopo, dell'ispettore storico dell'arte Igino Benvenuto Supino (1858 - 1940; dal 1896 primo direttore del Museo del Bargello, a Firenze e dal 1906 docente di storia dell'arte all'Università di Bologna), non muta la situazione, data la vastità del territorio di competenza ed i forti interessi locali con cui la neonata struttura deve scontrarsi. La creazione, nel 1897, della Soprintendenza di Ravenna, pur riducendo il territorio di competenza, non risolve i problemi.

Nel dicembre del 1901, su sua richiesta, Faccioli, è messo a riposo, proprio nel momento in cui le mura di Bologna, che ha invano cercato di conservare, cominciano a sgretolarsi sotto i colpi del picconatori.

Il poeta Enrico Panzacchi, all'epoca sottosegretario alla Pubblica Istruzione, caldeggia la nomina di Tito Azzolini (1837-1907), e, il 24 maggio del 1902, il ministro Nunzio Nasi affida la reggenza dell'Ufficio all'architetto, noto per aver realizzato, con l'Ing. Attilio Muggia, le imponenti scalee della Montagnola a Bologna (1893 -'96). Azzolini, però, si rivela ben presto più interessato agli incarichi professionali esterni di prestigio, come dimostra la sua partecipazione a concorsi nazionali, da quello per il Vittoriano di Roma o per il monumento alle Cinque Giornate a Milano, che non all'Ufficio, del cui "andamento amministrativo ...poco si occupava", tanto che lo stesso Ministro deve ammettere che è "male andato", anche per i conflitti interni fra gli impiegati, alcuni dei quali favoriti dall'architetto a discapito di altri.

Azzolini muore improvvisamente il 7 dicembre del 1907, e gli subentra Ottavio Germano, ingegnere proveniente dall'Ufficio torinese retto da D'Andrade, dove aveva restaurato Palazzo Madama. Trasferito a Bologna nel 1899, su richiesta di Faccioli dopo la morte dell'Ing. Tosi, Germano, con il beneplacito di Azzolini accentra su di sé tutte le funzioni direttive portando all'estremo i dissidi con e fra il personale, tanto che, dopo alcune denunce anonime, il Ministero è costretto ad inviare un'ispezione nel gennaio del 1908. Dai rapporti stilati, non risultano gravi irregolarità ma l'Ingegnere è descritto come "un impiegato di vecchio stampo,...di non larga cultura e privo di genialità artistica" , che "non potrà mai divenire un buon direttore di Ufficio". Anche se le sue funzioni direttive non sono mai ufficialmente riconosciute neppure negli annuari ministeriali, Germano si può effettivamente inserire nell'elenco dei Soprintendenti dell'ufficio bolognese.

In seguito alla morte dell'Ing. Germano il 22 maggio 1913, un telegramma del Ministro affida, il giorno seguente, la reggenza dell'ufficio all'architetto Luigi Corsini (1863 - 1949) che deve attendere di superare un concorso per ottenere, con decreto del 29 luglio 1914, l'attestazione della nomina a Soprintendente con lo stipendio annuo di L.4.000.

In uno dei già citati rapporti ispettivi del 1908, Corsini è detto un "distinto disegnatore...alquanto distratto per le vicende famigliari e sovente ammalato". Infatti, otto anni dopo le nozze celebrate nel 1888, la moglie Maria Bergonzini comincia a manifestare i sintomi della grave malattia che la porterà alla demenza, e a questa difficile situazione che costringe l'architetto ad occuparsi personalmente dell'educazione delle figlie Armea e Fernanda, si aggiunge la paralisi che rende invalido il padre Ferdinando.

Forse proprio le pesanti responsabilità familiari contribuiscono a fargli assumere quell'atteggiamento "accomodante" che gli permette di passare "quasi senza traumi" le talvolta tormentate vicende professionali.

Già nel 1916, dopo aver affrontato, allo scoppio del primo conflitto mondiale, il problema dell'occupazione di numerosi edifici tutelati da parte dell'esercito e, soprattutto, della protezione dei monumenti dalle incursioni aeree, Corsini deve confrontarsi con il sindaco Zanardi, che prosegue nel progetto di realizzazione dell'attuale Via Rizzoli, nuovo fulcro commerciale della città, demolendo edifici storici per far posto a fabbricati destinati alle emergenti attività finanziarie. Quest'edilizia selvaggia provoca in città un conflitto non meno aspro di quello che si combatte in trincea per la proposta di demolizione, nell'area fra le vie Calzolerie, Caprarie e Piazza della Mercanzia, delle medioevali torri Artenisi, Riccadonna e Guidozagni. Nonostante l'intervento di numerose personalità della cultura e dell'arte, fra cui Gabriele D'Annunzio, nel 1919 delle tre torri non resta che un cumulo di macerie: si cancella, così, una delle pagine più belle dell'architettura bolognese, che rendeva le piazze Ravegnana e della Mercanzia un unicum nel centro storico cittadino.

Con l'entrata in vigore, Il 31 dicembre 1923, del R.D. n. 3164 che stabilisce un nuovo ordinamento delle Soprintendenze, Corsini, che già dall'anno precedente ricopre anche la carica di Soprintendente ai Monumenti di Ravenna, è messo a capo della nuova "Soprintendenza dell'Arte Medioevale Moderna dell'Emilia-Romagna" che unisce le due Soprintendenze ai Monumenti, le Soprintendenze alle Gallerie di Bologna e Parma con le relative Pinacoteche, la Galleria Estense di Modena e il Museo Nazionale di Ravenna.

Nel settembre del 1923, grazie ad una sottoscrizione indetta dai cittadini della Romagna, viene acquisita la Rocca delle Caminate, un antico fortilizio ridotto allo stato di rudere ubicato nel comune di Meldola, a poca distanza da Predappio, per farne dono al Presidente del Consiglio Benito Mussolini. Il restauro è affidato a Corsini, che lo porta a termine nel 1927 secondo la teoria del falso storico cara a Faccioli e Rubbiani, reintegrando il muro di cinta con l'aggiunta del camminamento e del coronamento merlato.

Il 22 settembre del 1933 Corsini va in pensione e, l'architetto direttore Carlo Calzecchi Onesti (1886 - 1943), giunto a luglio dalla Soprintendenza di Milano, è incaricato a succedergli, dapprima con funzioni di reggente e dal dicembre del 1935, come soprintendente. Calzecchi è ben diverso dal predecessore per il piglio decisionale ed il carattere volitivo, con un articolato curriculum derivato dalle realtà territoriali profondamente diverse che si trova ad affrontare nel corso della carriera, dall'Umbria alla Puglia, dal Molise, alla Lombardia, dall'Emilia alla Toscana. Se cerca, invano, di contrastare lo strapotere del Comitato per Bologna Storica e Artistica nel restauro degli edifici monumentali, riesce, invece, ad intervenire con successo su Palazzo Costabili di Ferrara e su San Vitale ed il Battistero degli Ariani a Ravenna. Mette ordine nella mega-struttura che dirige, disciplinando un ufficio dove può contare su collaboratori di vaglia come gli storici dell'arte Luisa Becherucci (che concluderà la carriera come direttrice della Galleria degli Uffizi), Cesare Gnudi, futuro Soprintendente ai Beni Artistici di Bologna, ed il battagliero Carlo Ludovico Ragghianti. Organizza anche grandi mostre, da quella del Correggio a Parma, a quella di Melozzo, a Forlì, per il quinto centenario della nascita dell'artista. A Bologna, si occupa della sistemazione di Piazza della Vittoria, odierna Piazza Roosevelt, per salvaguardare gli antichi palazzi Caprara, sede della prefettura, e Dall'Armi Marescalchi, che parecchi anni dopo, diventerà la sede ( lo è tuttora) della Soprintendenza ai Monumenti.

Armando Venè (1887 - 1952), già Soprintendente a Verona e poi a Napoli, subentra a Calzecchi nel luglio del 1939, proprio nel momento in cui, con l'emanazione della Legge n.823, si riordinano gli uffici periferici: giunge, pertanto, nel capoluogo emiliano quando la Soprintendenza all'Arte Medioevale e Moderna torna a sdoppiarsi in Soprintendenza ai Monumenti e in Soprintendenza alle Gallerie. Lo scoppio, nel mese di settembre, della Seconda Guerra Mondiale, porta l'architetto a privilegiare, oltre ad una sistematica campagna fotografica dei monumenti, la progettazione di sistemi di difesa antiaerea in vista dell'ingresso dell'Italia nel conflitto, a discapito delle attività di tutela e restauro. Nel corso della permanenza bolognese, Venè, che già nel periodo napoletano ha tenuto conferenze sull'arte italiana a Praga, Varsavia e Tallinn, moltiplica i viaggi all'estero. Nel 1940 si reca in Bulgaria, nel 1941 tiene 16 conferenze in un tour della Spagna che lo porta da Madrid a Barcellona, da Salamanca a Saragozza, mentre nel 1942 si reca in Finlandia e in Svezia. Nel luglio del 1943 lascia Bologna per la Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, vacante in seguito alla morte improvvisa di Calzecchi, il 27 aprile.

Spetta ad Alfredo Barbacci (1896 - 1989), nato ad Ancona da famiglia toscana, tentare di difendere i monumenti di Bologna dalle incursioni aeree del secondo conflitto mondiale, con murature di protezione, per esempio, ai portali della Basilica di San Petronio e della Chiesa del Corpus Domini o con incastellature di copertura per la Fontana del Nettuno, documentate da una serie di foto pubblicate nel volume del 1977 "Monumenti di Bologna, distruzioni e restauri". E' lo stesso soprintendente a raccontare che, appena si udiva la sirena del cessato allarme, si precipitava in strada "procedendo su un tappeto di vetri rotti, fra le macerie...per accertare i danni e raccogliere, occorrendo anche con le mani i pezzi scultorei e ornamentali caduti dai monumenti colpiti". Nel dopoguerra comincia la ricostruzione del patrimonio architettonico di una Bologna profondamente ferita e Barbacci è in prima linea, anche nel proporre un criterio per contrassegnare le opere restaurate. A tre anni dalla fine del conflitto, interviene al V Convegno di Storia dell'Architettura a Perugia (settembre 1948) con un importante saggio sulle "Moderne teorie del restauro e la loro applicazione ai monumenti danneggiati dalla guerra".

Nel 1952 Alfredo Barbacci è promosso Soprintendente di prima classe a Firenze, dove infuria la polemica fra la cittadinanza e le istituzioni preposte per la ricostruzione del ponte di Santa Trinita e a reggere la Soprintendenza bolognese viene chiamato Raffaello Niccoli (1897 - 1977). L'architetto, originario di La Spezia, dopo essersi laureato in ingegneria civile a Roma, entra nell'amministrazione statale nel 1926 alla Regia Soprintendenza ai Monumenti di Firenze. Nel 1942, in piena guerra, è nominato soprintendente reggente a Siena, dove elabora un imponente programma per la messa in sicurezza delle opere d'arte. Alla conclusione del conflitto, Niccoli si adopera per ricostruire gli edifici distrutti e per restaurare quelli danneggiati, non trascurando il recupero delle opere d'arte mobili. E' lo stesso architetto a soffermarsi sui restauri diretti in veste di Soprintendente a Bologna nel 1957-'58, al Palazzo dell'Archiginnasio, alla Chiesa del Corpus Domini e alla Biblioteca del Convento di San Domenico in un saggio pubblicato nel 1962 in "Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna".

Nel marzo del 1963, è nominato Soprintendente ai Monumenti dell'Emilia, Arrigo Buonomo (1905 - ?). Dopo essersi laureato in Architettura al Politecnico di Milano, si specializza in Grandi Strutture, anche se non trascura la passione per le arti e la letteratura. Fra il 1937 ed il 1939, svolge la mansione di ingegnere-architetto in Libia presso il Ministero dell'Africa italiana. Nel medesimo 1939 è nominato architetto in soprannumero al Ministero dell'Educazione Nazionale, ed è assegnato alla Soprintendenza ai Monumenti di Verona nel 1941, ma è richiamato alle armi e, nel 1943 è riconosciuto invalido. Torna nell'Amministrazione nel 1947, trasferito da Verona a Milano. Nel 1952, per l'improvvisa scomparsa di Corrado Capezzuoli, è nominato reggente alla Soprintendenza di Ravenna, dove resta per più di dieci anni. La permanenza bolognese è molto breve, soltanto due anni, fino al settembre del 1965, quando è trasferito a Trieste, dove conclude la carriera. L'architetto, in Emilia, rivolge il suo interesse ai vincoli paesaggistici nell'area dei colli bolognesi e nei dintorni di Imola.

Subentra a Buonomo, il barese Francesco Schettini (1907 - 1974). Dopo la morte del padre, noto imprenditore edile, si trasferisce nel 1924 a Roma dove si laurea in Architettura nel 1933. Nel 1935 entra con la qualifica di capo dell'ufficio tecnico alla Soprintendenza ai Monumenti di Bari e nel 1938 entra nel ruolo degli architetti. Il 1° luglio del 1943 è nominato soprintendente della Puglia e della Basilicata, incarico che conserva fino al 1965, compresa la reggenza fra il 1953 ed il 1955, alla Soprintendenza ai Monumenti della Calabria. Il 6 ottobre del 1965 è trasferito alla Soprintendenza ai Monumenti dell'Emilia dove rimane fino al 1971, quando è nominato a Roma dirigente superiore. Nel luglio del 1972 è collocato a riposo. Grande studioso del romanico pugliese, è ricordato, soprattutto, per i restauri alla Basilica di San Nicola a Bari e alla Basilica di San Michele a Monte Sant'Angelo.

Nel giugno del 1967, arriva come architetto direttore alla sezione staccata di Parma della Soprintendenza ai Monumenti dell'Emilia, Angelo Calvani (1923-1995) che, dopo una breve esperienza dal settembre del 1970 come reggente presso la Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie di Cosenza, è nominato dirigente dell' ufficio emiliano nel 1972. Neppure un anno dopo, però, è trasferito alla Soprintendenza omologa delle Marche ad Ancona, con la città profondamente segnata dai violenti terremoti del gennaio e del giugno dell'anno precedente, e solo nel giugno del 1975 riesce a tornare a Bologna. La messa a punto di nuove tecniche sperimentali nel ripristino degli edifici storici danneggiati, lo renderà uno dei maggiori esperti in materia di restauro antisismico, chiamato a partecipare attivamente anche alla ricostruzione del Friuli dopo i terremoti del 1976. Fra la fine degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta del Novecento, l'attività scientifica dell'architetto diventa quasi frenetica: oltre all'insegnamento presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, in cui forma una generazione di giovani funzionari ministeriali (che ancora ricordano con parole di stima ed affetto il Soprintendente), è docente di corsi di restauro alle Università di Reggio Calabria, Bologna e al Politecnico di Torino, e partecipa a numerosi convegni in Italia e all'estero. Nel 1981, l'architetto è trasferito alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Firenze e Pistoia, dove rimane fino al pensionamento nel 1988. La passione per la legislazione relativa alla tutela dei monumenti lo spinge ad incoraggiare il lavoro di ricerca di alcuni "suoi giovani e cari collaboratori" dell'ufficio fiorentino, tra cui Paola Grifoni, attuale Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bologna, Modena e Reggio Emilia.

Al posto di Calvani, giunge a Bologna l'architetto Lucia Gremmo (1938), originaria di Biella, che regge l'Ufficio emiliano per dieci anni, fino al 1991. Nominata alla Soprintendenza omologa di Milano, le subentra l'architetto napoletano Elio Garzillo (1946) che resterà anch'egli dieci anni nella sede di Palazzo Dall'Armi Marescalchi. Dal 2000 all'architetto è affidata la Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali dell'Emilia Romagna, il nuovo ufficio che ha il compito di coordinare le attività delle strutture periferiche del Ministero presenti nel territorio regionale, che, inizialmente, è ubicato nel medesimo palazzo. Nel 2002, Garzillo opta per la direzione della sola Soprintendenza Regionale e al suo posto a dirigere la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, subentra l'architetto veronese Sabina Ferrari che resta nell'ufficio, nel frattempo ridotto nel territorio di pertinenza con la creazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Parma e Piacenza, fino all'aprile del 2009, quando è sostituita da Alessandra Marino, che nel settembre dello stesso anno, è nominata a Firenze al posto di Paola Grifoni che le subentra a Bologna.
Per saperne di più:

Paola Monari, La tormentata formazione degli Uffici per la conservazione degli edifici monumentali, in "Norma e Arbitrio: Architetti e ingegneri a Bologna 1850 -1950", Venezia 2001;
Dizionario biografico dei Soprintendenti Architetti e Archeologi, in corso di pubblicazione:

F. Eleuteri, Tito Azzolini:

D. Sinigalliesi - E. Storchi, Luigi Corsini;

C. Paolini, Carlo Calzecchi Onesti;

P. Monari - P. Farinelli, Alfredo Barbacci;

G. Tinacci, Raffaello Niccoli;

F. Cavani, Arrigo Buonomo;

M.T.F. Lepenne, Francesco Schettini;

D. Sinigalliesi, Angelo Calvani

Dizionario Biografico dei Soprintendenti Storici dell'arte (1904 -1974), Bologna 2007

Armando Vené

F.Talò ( a cura di ), Alfredo Barbacci e i Soprintendenti a Bologna, Atti e riflessioni dal convegno del 13 maggio 2006, Bologna 2009